Archivio per Agosto 2008
Deleghe al consigliere Tallarita: «E’ CONTRO IL REGOLAMENTO»
Pubblicato da zorro su Agosto 27, 2008
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Aperto il cancelletto di Via Corridoni per accedere in stazione
Pubblicato da zorro su Agosto 22, 2008
Finalmente è stato aperto il cancelletto di Via Corridoni per accedere in stazione (qui un’articolo dell’anno scorso a riguardo). Ne riporta la notizia Il Giornale di Seregno nell’ultima uscita del 19 Agosto (sotto l’aritcolo). Abbiamo scritto al comitato Sevesoviva, che da tempo ne aveva richiesto l’apertura e da tempo si batte per ottenerlo:
- qui, l’intervento fatto alla presenza di tutto lo staff di Nord_ing e FNM il 3/7/2007, ultimi 3 capoversi;
- qui il duro comunicato stampa dell’incontro del 3/7/2007 (ultima parte);
- qui l’ulteriore sollecitazione del 9/7/2008;
- qui 4 Ottobre 2007, la valutazione economica del costo di realizzazione confermata poi dai preventivi di Ferrovie Nord)
Riportiamo qui sotto la risposta inviataci dal Presidente del Comitato, nonchè Consigliere Comunale, Daniele Tagliabue.
Ricordo che durante l’incontro del 3/7/2007 in Via Taramelli il Presidente di FERROVIENORD ing.Vittorio Belingardi saltò sulla sedia quando proiettammo le foto che dimostravano inequivocabilmente che l’apertura del cancelletto era una operazione da 5.000 euro che avrebbe risolto almeno la metà del problema per il quale si volevano spendere un milione di euro con un sottopasso pedonale. E lo si poteva fare in brevissimo tempo.
Rivolgendosi agli ingegneri di Nord_Ing e in particolare all’ing.Ceresoli chiese perchè non era ancora stato fatto e nessuno fu in grado di dare una risposta.
Purtroppo il motivo per cui Ferrovie Nord ha fatto ripartire, dopo anni di fermo, la macchina burocratica per la realizzazione del cancelletto non è certo il grande servizio che può dare ai suoi utenti. Lo scopo perseguito da FNM (e Galbiati ) nel realizzare quel cancello è stato quello di espropriare un’area sufficientemente grande per realizzare un secondo sottopasso di stazione, quello che Ceresoli nell’incontro di Aprile 2007 a Seveso definì il suo sogno. Un sogno cresciuto in una visione urbanistica retrograda che vuole spezzare in due una Seveso ancora viva.
Articolo pubblicato il 19/08/08 su Il Giornale di Seregno
Permette l’ingresso pedonale in piena sicurezza senza transitare sui binari
RIAPERTO IL CANCELLETTO DI VIA CORRIDONI PER ACCEDERE IN STAZIONE
Seveso - Aperto il cancelletto di via Corridoni.
Questo passaggio, che è stato di recente ripristinato, permette l’accesso pedonale alla stazione ferroviaria delle Nord.
In questo modo si evita il pericoloso transito sui binari dei pendolari provenienti da via Mazzini e strade limitrofe, che li utilizzavano per evitare di allungare il percorso passando da corso Marconi.
«Finalmente è stato riaperto il cancelletto – ha commentato il vicesindaco, David Galli, e assessore alla Viabilità – Così i pendolari evitano il rischio di attraversare i binari e di essere investiti. Abbiamo parlato di questo problema con i dirigenti di Ferrovie Nord e instaurato subito degli ottimi rapporti».
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PLoS Medicine: gli effetti della diossina sulle nuove generazioni
Pubblicato da zorro su Agosto 19, 2008
Al fine di fare un po’ di chiarezza tra i diversi commenti e reazioni riguardo l’articolo pubblicato dall’Università degli Studi di Milano su PLoS Medicine (Donati sul Giornale di Seregno del 5 Agosto: «NESSUN DISTURBO ALLA TIROIDE PER I NATI NELLE AREE CONTAMINATE», pubblichiamo l’unica cosa oggettivamente vera: l’articolo con i suoi dati scientifici.

Nel grafico qui sopra, estratto dall’articolo, viene mostrata la densità di probabilità dei livelli di b-TSH nel sangue (quanto è probabile per un bambino avere quel valore di b-TSH) per bambini nati da madri rispettivamente della zona A, della zona B e di zone non contaminate (riferimento).
Il b-TSH è un ormone tiroideo usato come parametro per capire se la tiroide funziona bene. Livelli di TSH troppo elevati sono un indice di disfunzioni tiroidee che nel bambino possono portare a danni permanenti di sviluppo del corpo e del cervello. Conclusioni degli autori: «ancora a distanza di decenni dal disastro, i bimbi delle donne della zona A hanno un rischio di 6,6 volte maggiore di disfunzioni tiroidee (alti livelli di TSH nel sangue); anche nei bimbi di donne della zona B i livelli di TSH sono risultati più elevati della norma anche se con valori intermedi rispetto a quelli della zona A.»
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Alboni dichiara attendibile lo studio sugli effetti della diossina ma contesta la diffusione dei dati
Pubblicato da zorro su Agosto 2, 2008
Alboni dichiara attendibile lo studio sugli effetti della diossina ma contesta la diffusione dei dati.
Sotto l’articolo apparso giovedì 31 luglio 2008 su Brianza Le Città. Prima il commento ironico di Gaetano Carro (anche presidente del comitato 5D, Difesa Diritti Danneggiati Dalla Diossina)
Gaetano Carro: Alboni ha ragione: i sudditi non devono sapere! Loro devono limitarsi a CREDERE, OBBEDIRE E COMBATTERE! Anche Berlusconi in campagna elettorale disse che lui aveva bisogno di appena una trentina di parlamentari veri. Il resto devava essere composto da operai obbedienti.
Alboni, quindi, ha ragione: i sudditi non devono sapere; devono soltanto credere, obbedire e combattere. PIU’ LAVORARE E PAGAR LE TASSE!
Alboni contesta la diffusione dei dati su Seveso
Uno studio di un gruppo internazionale di ricercatori ha reso noto che i bambini di Seveso soffrono ancora di ipotiroidismo. Ma Roberto Alboni capogruppo di An in Regione non ci sta e accusa il metodo di diffusione dei dati.
Effetto diossina: trent’anni dopo si fa ancora sentire. L’incidente che avvenne in Brianza nel 1976 ha continuato a causare ipotiroidismo nei nuovi nati a decenni di distanza dall’esposizione delle madri. Lo documenta, su Plos Medicine, lo studio di un gruppo internazionale di ricercatori guidati da Andrea Baccarelli dell’Università di Milano e della Harvard School of Public Health.
Ma i dati resi noti su alcune testate nazionali hanno fatto saltare la mosca al naso al consigliere regionale Roberto Alboni che ha puntato il dito contro un uso scorretto di tali informazioni. «Io non voglio assolutamente mettere in discussione l’attendibilità dello studio ed il lavoro compiuto dai ricercatori dell’Università di Milano, lo dico innanzitutto come cittadino di Seveso e come capogruppo di Alleanza nazionale in Regione Lombardia» – ha tuonato Alboni - «Però quello che mi lascia stupito, e mi faccio portavoce di tutti i miei concittadini, è sicuramente il modo in cui siamo venuti a conoscenza di questo studio, apprendendolo tramite i giornali e le televisioni». Secondo Alboni le Istituzioni non sono state coinvolte e in particolar modo il sindaco di Seveso non è stato informato dei risultati della ricerca. «Un fatto molto strano – precisa il capogruppo di An- se si considera che il primo cittadino non solo è il garante della salute di tutti i sevesini, ma è anche componente di diritto della Fondazione Lombardia per l’Ambiente. Così come non è stata avvertita la Regione Lombardia, costringendomi a scrivere con urgenza una formale lettera al Presidente Roberto Formigoni ed all’assessore alla Salute Luciano Bresciani per capire che cosa stesse realmente succedendo».
Da oltre 30 anni Seveso cerca di smarcarsi dalla tragedia di allora e ancora i suoi concittadini sono costretti a dover fare i conti con quella nube tossica. Per questo Alboni, intende chiedere spiegazioni «Voglio sapere da chi è stato commissionato lo studio – ha dichiarato il consigliere regionale – con quali fondi è stato finanziato e da chi questo lavoro doveva essere coordinato. Ho presentato formale richiesta per convocare un’audizione urgente in III Commissione e per avere tutte le spiegazioni del caso alla presenza di tutti gli amministratori e dello stesso assessore alla Sanità, Luciano Bresciani. Sono certo che verrà fatta chiarezza su tutto, sui metodi, le forme e i contenuti, perché, per com’ è stata gestita la cosa, quest’ episodio ha creato un’ombra completamente una delle realtà più importanti della Brianza».
Stando ai risultati dello studio i bambini della zona subiscono ancora gli effetti della nube di diossina che, nel 1976, investì un’area densamente popolata del comune di Seveso, in seguito a un incidente negli impianti chimici della Icmesa. Secondo gli autori infatti, a tutt’oggi il numero di bambini con disfunzioni alla tiroide (ipotiroidismo neonatale) è circa sei volte maggiore tra i figli di donne che sono state esposte alla diossina (in particolare alla Tccd o 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina, uno dei tipi più tossici), che non tra gli altri bambini.
La diossina è un agente chimico che persiste nell’ambiente e si accumula nei tessuti. Per valutare l’impatto dell’esposizione negli anni, i ricercatori hanno studiato circa mille bambini nati tra il 1994 e il 2005 da quasi duemila donne esposte alla Tccd. Le madri sono state divise in due gruppi (A e B) a seconda del grado di contaminazione dell’area in cui risiedevano all’epoca dell’incidente. Sono stati poi presi, come un gruppo di riferimento (R), bambini le cui madri risiedevano nella zona circostante non contaminata.
La presenza di disfunzioni della tiroide è stata rivelata tramite la concentrazione nel sangue di tireotropina (Thyroid secreting hormone o Tsh), un ormone che stimola l’attività della ghiandola. Alti livelli di Tsh sono infatti associati a una tiroide che non “lavora a pieno regime”, un malfunzionamento che può portare a danni permanenti nello sviluppo fisico e cerebrale. Stando a quanto riportato, i bambini ipotiroidei partoriti da donne residenti nell’area non contaminata sono circa il 3 per cento (sul totale dei nati nella stessa zona). Nelle zone interessate dalla nube, invece, le percentuali sono maggiori: nell’area ad “alta” contaminazione (B) sarebbero circa il 5 per cento, mentre, per i luoghi ad “altissima” contaminazione (A), i ricercatori parlano di un 16 per cento. Un’altra analisi, inoltre, effettuata su 51 coppie madre-neonato, indica che la concentrazione di diossina nel sangue delle donne è effettivamente correlata al livello di tireotropina nei bambini.
Se nei modelli animali è stato evidenziato che l’ipotiroidismo neonatale può essere causato dall’esposizione della madre alla Tccd, nell’essere umano questa correlazione è controversa. Lo studio si inserisce quindi in questo panorama e conferma che la diossina può avere effetti a lungo termine negli esseri umani, anche a distanza di molti decenni.
Marco Mologni
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