Voglio una città migliore

pensieri, domande e riflessioni di cittadini di Seveso e dintorni

Archivio per Agosto 2009

Via Laforet: l’ennesima presa in giro

Pubblicato da zorro su Agosto 31, 2009

ParcheggiPerFLA2

Articolo Marzo 2009

Parcheggi via Laforet:

  • A Marzo 2009 era: pubblica illumiazione, pavimentazione di pregio, sbarre di ingresso e uscita (misure anti “compagnie fracassone”),  vantaggiosi abbonamenti  … e il tutto entro  metà Aprile (qui)
  • A Luglio 2009: “EMERGENZA PARCHEGGI: sistemazione temporanea a parcheggio dell’area di via Laforet in Agosto”
  • Ad Agosto 2009: “In via Laforet il cantiere «va in vacanza»

Ma tranquilli come dice il Presidente dell’ASPES Antonio Matta nell’articolo sotto: «”Aspes” sempre più una risorsa al servizio dell’Amministrazione e della città  nella fornitura di sempre nuovi e più qualificati servizi»

Sul sito del consigliere Formenti altre interessanti informazioni (qui), costi per i residenti compresi.

Articolo pubblicato il 04/08/09 su Il Giornale di Seregno

 EMERGENZA PARCHEGGI: CANTIERI APERTI IN AGOSTO

Seveso -  «Aspes» si muove per fronteggiare l’emergenza dei parcheggi nel centro cittadino. «Sulla base di un lavoro avviato nei mesi scorsi insieme all’Amministrazione comunale, nel mese di agosto, sempre nella logica di dare meno disagio possibile alla circolazione, partiranno i lavori per la sistemazione temporanea a parcheggio dell’area di via Laforet – ha dichiarato il presidente di Aspes, Antonio Matta – Con i suoi nuovi 162 parcheggi supplirà  alla carenza di posti auto generata dalla cantierizzazione di piazza XXV Aprile per i lavori di costruzione della Fondazione Lombardia per l’Ambiente». «Dopo l’estate – ha proseguito Matta – partirà  poi l’ampliamento del cimitero comunale, reso necessario per la carenza di posti per le sepolture in campo e nei colombari, progetto che sarà  integrato nel prossimo futuro (una volta terminato lo studio di fattibilità  e avute le necessarie autorizzazioni regionali) con un forno crematorio, servizio la cui richiesta è in costante crescita e che potrebbe essere il primo nel nostro comprensorio. Questa realizzazione viene ritenuta un obiettivo qualificante da parte della nostra Amministrazione comunale. Infine, stiamo mettendo in campo una serie di nuovi progetti: l’obiettivo è quello di rendere “Aspes” sempre più una realtà  aziendale indipendente nella gestione economica e una risorsa al servizio dell’Amministrazione e della città  nella fornitura di sempre nuovi e più qualificati servizi» ha concluso il presidente.. 

 
Articolo pubblicato il 25/08/09 su Il Giornale di Seregno

IN VIA LAFORET IL CANTIERE «VA IN VACANZA» 

Seveso -  «Cantieri aperti anche in agosto». E’ quanto era stato detto in una conferenza stampa congiunta tra il sindaco, Massimo Donati , e il presidente di «Aspes», Antonio Matta , in merito alla sistemazione temporanea a parcheggio dell’area di via Laforet, «nella logica di dare meno disagio possibile alla circolazione». In realtà  il cantiere è rimasto chiuso la settimana di Ferragosto. «Una chiusura programmata» ha fatto sapere il sindaco. Intanto l’ordinanza ha imposto il divieto di sosta che la Polizia locale ha fatto rispettare elevando tre multe (da 38 euro ciascuna) con tanto di rimozione forzata. Il parcheggio dovrebbe essere agibile i primi di settembre.. 
 

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Commistione e Lottizzazione

Pubblicato da zorro su Agosto 28, 2009

Articolo pubblicato il 25 Agosto 2009 su Altrecomomia (qui)

In occasione del meeting di Rimini, l’inchiesta sugli interessi di Comunione e Liberazione

Commistione e Lottizzazione

di Mario Portanova

Attorno al movimento ecclesiale Comunione e Liberazione ruota una vasta rete di interessi economici e politici. Il cuore è in Lombardia

A Crema, in provincia di Cremona, sono arrivati 4,5 milioni di euro per costruire una scuola privata. La Regione Lombardia, ricevuta la richiesta di finanziamento dalla Fondazione Charis, ha stanziato i soldi in appena due settimane. Efficienza, secondo gli amministratori regionali. Favoritismo, dicono dall’opposizione: la scuola è di fedele osservanza ciellina, ovvero è riconducibile a Comunione e liberazione, il movimento ecclesiastico fondato negli anni 60 a Milano da don Luigi Giussani,
Nell’assestamento al bilancio del 2009, attualmente in discussione, il progetto di legge 399 prevede che la Regione possa riconoscere agli ospedali posseduti da enti ecclesiastici la totale equiparazione agli ospedali pubblici, con conseguente possibilità che i loro buchi di bilancio siano ripianati con soldi pubblici. Il provvedimento tocca cinque ospedali tra cui il San Giuseppe di Milano, di cui è coordinatore scientifico Giancarlo Cesana, l’allievo prediletto di don Giussani. Cesana è stato appena nominato presidente del polo di ricerca e cura Policlinico-Mangiagalli-Regina Elena. Mangiagalli per i milanesi vuol dire nascite, ma anche aborti. Qualcuno teme che su questo fronte l’arrivo del dirigente ciellino metta a rischio la laicità della struttura pubblica.
Ancora a Crema, l’Opera pia marina cremasca ha ottenuto il beneplacito regionale per ristrutturare la sua storica colonia di Finale Ligure, dove passavano le vacanze i figli delle famiglie a basso reddito. Poi però la colonia è diventata un hotel a quattro stelle, dato in gestione alla Cooperativa sociale Iros di Milano, anche questa di area Cl. Nel 2007 il Banco alimentare, ente di beneficenza di diretta emanazione ciellina ha ottenuto un finanziamento regionale di 750mila euro. Il Banco raccoglie le eccedenze alimentari e le mette a disposizione dei poveri, un’opera meritoria, ma di organizzazioni che fanno buone cose ce ne sono tante: perché in Lombardia così tanti soldi e favori pubblici vanno a soggetti così ben determinati?
Ogni agosto va in scena il tradizionale Meeting di Cl a Rimini (quest’anno alla trentesima edizione, vedi box a destra), e siamo quotidianamente informati sugli interventi di ministri e leader di partito, sugli applauditi e sui fischiati, e su chi risulta essere più “bipartisan”.
Comunione e liberazione, però, è anche un nodo importante del sistema di potere politico ed economico, soprattutto in Lombardia, la regione che ha dato i natali a don Giussani, che ha tenuto a battesimo il movimento nel 1969, che è retta da 14 anni da un presidente ciellino, Roberto Formigoni. E fu lo stesso don Giussani a promuovere la Compagnia delle opere, il braccio economico dell’organizzazione, una sorta di Confindustria bianca fondata nel 1986.
Il sistema lombardo. Ogni volta che si tocca questo tasto, Comunione e liberazione precisa di essere un movimento ecclesiale che nulla ha a che fare con imprese e affari. Proprio come insegna Cl, però, al centro c’è la persona. E la persona è unica: prega, fa affari, dà finanziamenti, riceve finanziamenti, fa carriera, fa fare carriera. Nella sanità lombarda, la fetta più ricca del bilancio regionale, è difficile fare carriera se non si è targati Cl. Gli altri settori meglio presidiati dai seguaci di don Giussani sono la scuola, la formazione professionale, l’ente Fiera (il maggior operatore fieristico italiano e uno dei maggiori del mondo: nel 2008 ha fatturato 306 milioni di euro e fatto profitti per 4,7 milioni), mentre un nuovo terreno di conquista è l’housing sociale. In omaggio al principio della “sussidiarietà”, cavallo di battaglia del movimento, Cl e la Compagnia delle opere sono in prima fila là dove l’impresa privata incontra i fondi pubblici. Che poi è l’essenza del “modello Formigoni”, gratificato dal consenso popolare di ben tre mandati, che potrebbero diventare quattro con le elezioni dell’anno prossimo. C’è ancora qualcuno, però, che al modello non si adatta. “Nel sistema lombardo, la Compagnia delle opere è un’invenzione formidabile”, afferma Mario Agostinelli, capogruppo di Sinistra-Un’altra Lombardia in Consiglio regionale, “perché si interpone tra i bisogni dei cittadini e una massa considerevole di imprese del campo etico-sociale: assistenza, istruzione, formazione… Così sfugge l’elemento della privatizzazione ed emerge quello del volontariato, del ‘dono’”. Sul modello formigoniano, Agostinelli ha curato un libro, La corsa è finita (Unaltralombardia 2007). “Tanta fama di eccellenza è a scapito del bene pubblico, della qualità della vita delle generazioni future. I diritti privatizzati vengono erogati soltanto se sono remunerativi”.
C’è chi si spinge oltre, come il funzionario regionale Enrico De Alessandri, che sta lavorando a un libro sull’“assalto al potere” di Cl in Lombardia (www.teopol.it) e invita alla mobilitazione contro il “movimento fondamentalista” che ha assunto “una posizione monopolista” in Regione.
Lo strapotere di Cl è contestato anche nel centrodestra. La Padania, quotidiano della Lega Nord, si è scagliata più volte contro la sovrabbondante presenza ciellina nelle nomine sanitarie, mentre in Forza Italia, ora Pdl, emergono periodici tentativi di fronda laica: “In Lombardia il ruolo e il potere che ha assunto Formigoni e il sistema connesso di Comunione e liberazione e della Compagnia delle opere determinano la quasi totalità delle scelte di tipo politico e amministrativo, a fronte di un peso elettorale che non raggiunge un decimo dei voti di Forza Italia”, scriveva a Silvio Berlusconi nel 2005 un gruppo di esponenti milanesi del partito, tra i quali l’attuale presidente della Provincia Guido Podestà.
I numeri e gli interessi. La Compagnia delle opere è un’associazione imprenditoriale che raccoglie circa 34mila imprese, soprattutto medie e piccole, e un migliaio di organizzazioni no profit, accomunate dal motto “un criterio ideale, un’amicizia operativa”. In Italia conta una quarantina di sedi, e un fatturato annuo stimato di 70 miliardi di euro: la Lombardia è la regione dove è di gran lunga più forte, e in generale il movimento è “nordico”, con una buona presenza anche in Emilia-Romagna, mentre al Sud si sta registrando un’espansione in Sicilia. Le sedi estere sono una decina, dall’Argentina al Kenya passando per Polonia e Svizzera, e coincidono con i Paesi menzionati nei piani di sviluppo internazionale della Regione Lombardia. L’attuale presidente della Cdo, il tedesco Bernhard Scholz, l’anno scorso è subentrato a Raffaello Vignali, diventato deputato del Pdl. Quanto a Comunione e Liberazione, le stime disponibili danno circa 100mila aderenti in Italia, ma il movimento è presente in una sessantina di paesi, letteralmente in mezzo mondo.
Come tutte le organizzazioni di categoria, la Compagnia delle opere fa lobbying su temi che stanno a cuore agli associati: a giugno un convegno sull’istruzione si è chiuso con l’ennesima richiesta di sostegno pubblico alle scuole paritarie e di abolizione del valore legale del titolo di studio, un “lacciuolo” che ostacola l’attività degli istituti privati. La Cdo di Milano controlla il Consorzio Scuole Lavoro, importante operatore nel settore della formazione professionale, che nella ricca Lombardia è il principale destinatario dei Fondi strutturali europei. “Dalla culla alla tomba”, si diceva dell’assistenza statale nei Paesi comunisti. Cl e la Cdo sono sulla buona strada, visto che dopo scuola e formazione sono ben piazzati nell’orientamento e accompagnamento al lavoro, e a tanti altri servizi assistenziali alla persona, con la Federazione centri di solidarietà, che conta un centinaio di aderenti in tutta Italia.
Fedeli e peccatori. Oltre a Formigoni, il nodo più importante della ragnatela ciellina in Lombardia è Maurizio Lupi, parlamentare di Forza Italia, fedelissimo di Berlusconi (mentre Formigoni, eterno aspirante alla successione di Silvio, è tenuto a una certa distanza) e possibile futuro candidato sindaco di Milano. A Strasburgo, invece, l’ascesa di Mario Mauro alla carica di presidente del Parlamento europeo è stata bloccata dalla risonanza internazionale del caso Berlusconi-escort (tema che invece non sembra scandalizzare i devoti ciellini di Forza Italia). Nella giunta regionale vanno ricordati Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture e collezionista di innumerevoli cariche in società pubbliche, e Gianni Rossoni, assessore a Istruzione, formazione e lavoro. Cattaneo è anche presidente del Consiglio di sorveglianza della società Infrastrutture lombarde, un centro di potere enorme perché funge da “stazione appaltante” di tutte le grandi opere regionali, a cominciare dalla costruzione di nuovi ospedali. Meno noto ma non meno potente è Nicola Maria Sanese, segretario generale della Regione, considerato una sorta di “vicegovernatore”. Un nome storico di Cl, Robi Ronza, tra i fondatori del Meeting di Rimini, è Delegato del presidente alle Relazioni internazionali. Sul fronte della Sanità vano ricordati almeno il direttore generale del settore, Carlo Lucchina, il presidente dell’Ospedale di Niguarda Pasquale Cannelli, quello del San Matteo di Pavia Alberto Guglielmo, oltre al già citato Cesana. La Fiera, altro grande erogatore di fondi e commesse, soprattutto in vista dell’Expo 2015, è presidiata militarmente con Luigi Roth, presidente della Fondazione Fiera, Claudio Artusi, amministratore delegato di Fiera Milano spa, Antonio Intiglietta, presidente della Ge. Fi. (Gestione fiere). Non basta: l’onorevole Lupi è amministratore delegato di Fiera Milano congressi spa, di cui è presidente un altro ciellino storico, Giuseppe Zola.
Tanta vicinanza ai soldi e al potere ha provocato guai giudiziari a diversi esponenti del movimento, che pagò un discreto tributo anche ai tempi dell’inchiesta Mani pulite. Giulio Andreotti è rimasto una star del Meeting anche dopo che il suo passato legame con Cosa nostra è stato accertato in sede giudiziaria. Roberto Formigoni non è mai stato messo in discussione, neanche per la vicenda Oil for Food, l’affare sul petrolio iracheno da decine di miliardi di dollari per la quale sono stati condannati in primo grado per corruzione alcuni suoi stretti collaboratori. Era stato presidente della Compagnie delle opere della Calabria Antonio Saladino, il protagonista dell’inchiesta Why not dell’ormai ex pm Luigi De Magistris: sulla tenuta giudiziaria dell’impianto d’accusa circolano riserve anche autorevoli (in particolare quella del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro), ma quelle carte descrivono perfettamente la perversione di un sistema dove troppi soldi pubblici finiscono nelle tasche di pochi imprenditori.

Rimini, lo sponsor è armato
La trentesima edizione del Meeting di Rimini, in programma dal 23 al 29 agosto, ha per tema “La conoscenza è sempre un avvenimento”. Oltre alla nutrita schiera di ministri, uomini politici di centrodestra e di centrosinistra, giornalisti, la guest star di questa edizione dovrebbe essere Jeb Bush, ex governatore della Florida e fratello di George W. (e grande fan della pena di morte). I temi di cui si parla sono soprattutto “il lavoro, il welfare, l’energia, la scuola e l’urbanistica”, ha annunciato il presidente della Cdo Scholz. Tra gli sponsor di quest’anno, il sito ufficiale (www.meetingrimini.org) elenca soltanto Finmeccanica, l’Agenzia del Territorio (ente che dipende dal ministerio dell’Economia), Lombardia Informatica (società della Regione Lombardia) e la riviste Tracce, organo di Cl. Altri sponsor storici sono Aams Gioco sicuro (in pratica i Monopoli di Stato), il gruppo Sai Fondiaria di Salvatore Ligresti, la banca Intesa-San Paolo, a cui si aggiungono altre 200 aziende. Da qualche anno si trascina la polemica alimentata dagli ex diessini emiliani, secondo i quali molte coop rosse tradiscono le Feste dell’Unità (e le loro successive varianti) per prenotare uno stand al Meeting. Risultato: secondo Repubblica, l’anno scorso l’incontro di Cl ha incassato 8 milioni e 600mila euro in una settimana (e ha chiuso il bilancio in pareggio); la Festa nazionale dell’Unità, che si svolgeva proprio a Rimini, 6,4 milioni di euro in 25 giorni.

L’incontro con le coop rosse
Bianchi e rossi si scontrano nei salotti televisivi, ma gli affari sono affari. Gli intrecci tra le cooperative cielline, e cattoliche in genere, e quelle che si portano dietro l’eredità del Partito comunista italiano sono sempre più frequenti. A volte sono frutto di una spartizione politica, come accade in molte lottizzazioni edilizie, ma spesso sono accordi alla luce del sole. Qualche esempio? Nel novembre del 2008 è stata annunciata la fusione tra Os, la mutua sanitaria della Compagnia delle Opere, e Insieme salute, aderente a Legacoop. Un patto economico ma anche politico, “al di là delle delle ideologie”, benedetto dalla firma dei massimi vertici delle due organizzazioni, Bernhard Scholz per la Cdo e Giuliano Poletti per Legacoop. La sintonia arriva da lontano. Già nel 1997 le bianche e le rosse colsero al volo la nuova opportunità di creare agenzie di lavoro interinale, il cosiddetto “lavoro in affitto”. Nacque così Obiettivo lavoro, all’epoca la più grande agenzia europea del settore. A gennaio di quest’anno la svolta ha toccato un tempio della tradizione di sinistra: il porto di Genova, dove è attiva la società di lavoro interinale Intempo, passata dall’associazione delle compagnie portuali a un fifty-fifty tra Legacoop e Cdo. Un’altra casa comune è la Fondazione Abitare la città, che a Milano opera nell’housing sociale. È costituita da cooperative aderenti a Legacoop, Cdo di Milano e provincia, Confcooperative Lombardia.

Gli occhi sulla sanità lombarda
IL MINISTERO DELL’ECONOMIA DURO SULLA GESTIONE DEL NIGUARDA DI MILANO
Questa volta non si può dire che sia un attacco della sinistra, perché la relazione degli uomini dell’Ispettorato generale di Finanza del ministero dell’Economia è datata 19 aprile 2008, in piena era Tremonti. La relazione, svelata a maggio dall’Espresso, in oltre 400 pagine demolisce l’amministrazione dell’Ospedale Niguarda, uno dei più importanti e storici di Milano, diretto dal ciellino Pasquale Cannatelli. In particolare si sofferma sul fronte del grande progetto di ampliamento che prevede la costruzione di un nuovo edificio. I giudizi, argomentati da una gran mole di riferimenti normativi e dettagli tecnici, sono trancianti. Compensi per consulenze “anormalmente elevati”, incarichi a ditte esterne per attività che svolte all’interno sarebbero “costate zero”, pagamenti a fronte di “non si sa quale prestazione”, illegittimità che “emergono in maniera clamorosa”, “forzature della normativa sfociate in vere e proprie illegitimità”, omissioni “di una gravità assoluta” e così via.
Tutto comincia nel 2004, quando l’Azienda ospedaliera Niguarda-Ca’ Granda affida la progettazione del nuovo edificio ospedaliero -un’opera da circa 180 milioni di euro- a una società mista pubblico-privata costituita internamente, la Nec. Il rapporto non lo dice, ma il socio privato è il consorzio Par, formato da due soscietà di progettazione, Proger e Sinesis, e dallo studio tecnico Redaelli. Il blocco privato è titolare del 40 per cento delle azioni; il restante 60 per cento è in mano all’azienda ospedaliera. La Sinesis, impegnata in tutte le grandi opere lombarde, dal futuro palazzo della Regione al nuovo Polo fieristico, ha sede a Milano proprio nel palazzo della Compagnia delle Opere, in via Achille Papa 30, e collabora con l’organizzazione ciellina.
I pesanti rilievi degli ispettori del ministero dell’Economia cominciano proprio da qui: il collegio di vigilanza di Niguarda, sostengono, non aveva alcun titolo per conferire l’incarico alla Nec, con un compenso di un milione 978mila euro più Iva, poi lievitato a 2 milioni 421mila più Iva. Intorno alla Nec, figura ibrida tra pubblico e privato, si crea una grave confusione normativa: svolge opere in house o sul libero mercato? È qui che le illegittimità “emergono in maniera clamorosa”, si legge nel rapporto. Gli ispettori giudicano grave anche il conferimento di una consulenza da 100mila euro al dottor Maurizio Mauri, direttore generale della Fondazione Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata), collaboratore tra l’altro dell’associazione ciellina Medicina e persona. Ecco il compenso che gli ispettori giudicano “anormalmente elevato”, privo di disciplinare d’incarico e che avrebbe dovuto essere assegnato “per concorso”. In più ci sono 6 milioni di euro per Finlombarda spa -la finanziaria della Regione Lombardia coinvolta nello studio di fattibilità- ma gli ispettori non capiscono a fronte di quli prestazioni.
La relazione è impietosa anche nei confronti della gara d’appalto dei lavori per la costruzione del nuovo edificio. A cominciare dal bando, “fuorviante e minimizzante”, dove a stento si capiva l’oggetto della gara, quasi a voler sviare eventuali partecipanti. Poi c’è lo strano caso della Techint, una delle “sette sorelle” della sanità privata italiana con il gruppo Humanitas (vedi Ae 101), che partecipa alla gara ma a un certo punto fa un’“offerta suicida”, si legge nel documento, come se volesse rinunciare volontariamente al ricchissimo piatto di Niguarda. Così nel 2005 la spunta un’associazione temporanea di imprese guidato dalla Cmb di Carpi, in provincia di Modena. Cioè la regina delle cooperative rosse.
La conclusione degli ispettori del ministero è drastica: tutta l’operazione comporta profitti “senza rischi” per i privati e “un grave danno per la pubblica amministrazione”.

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Mastrandrea 2008: “Seveso avrà la nuova Piscina, un vero e proprio centro di benessere e fitness”

Pubblicato da zorro su Agosto 25, 2009

Articolo pubblicato il 25 Agosto 2008 su Il Giornale di Seregno.  Aspettiamo ansiosi dichiarazioni di Mastrandrea, allora assessore all Sport che ha promesso in campagna elettorale “Seveso avrà la nuova Piscina” o meglio come lui stesso dichiara “non una semplice piscina ma  un vero e proprio centro di benessere e fitness” (qui).

Il Partito democratico denuncia lo stato di abbandono dell’impianto di via Ortles

PISCINE: «DEGRADO E SOLDI BUTTATI»

Butti: «Sono stati stanziati contributi per la progettazione e poi non s’è fatto più nulla»

piscinaMastrandrea

Mastrandrea in campagna elettorale

Seveso -  Una struttura degradata per la quale sono stati spesi soldi pubblici.
  Le piscine di via Ortles sarebbero un argomento di interesse per il «Gabibbo» di «Striscia la Notizia», il pupazzo che fa l’«inviato», incaricato di raccogliere informazioni sulle situazioni ingiuste o scandalose segnalate dai telespettatori.In realtà , la segnalazione arriva dal Partito democratico che ha fatto il punto della situazione sull’impianto natatorio che ha subito due incendi nel 2005 e che da allora versa in condizioni di degrado e abbandono. «Alla fine del 2006 l’Amministrazione comunale, guidata dall’allora sindaco Clemente Galbiati , decise di iniziare l’iter per la realizzazione di un nuovo centro natatorio nell’area di via Ortles – ha dichiarato il capogruppo del Pd, Paolo Butti – Un’opera pensata in grande (qui): 125 mila euro dei contribuenti stanziati per la progettazione, più altri 9mila per l’assistenza legale nelle fasi di gara d’appalto. Il tutto su nessuna base di offerte private per la realizzazione dell’opera. Risultato: non se ne è fatto nulla». Il Pd dunque si chiede: «E’ ammissibile che un’Amministrazione comunale, che gestisce soldi pubblici, possa sperperare tanto denaro senza avere un minimo risultato? Sicuramente Alleanza Nazionale e Forza Italia, gruppi fautori della grande idea, saranno convinte di aver fatto una cosa buona. A noi tutto ciò sembra incredibile ma invece è accaduto in Brianza, in un territorio noto per la parsimoniosità  e l’attenzione al risparmio». Come fare allora per dare un servizio tanto richiesto da famiglie, scuole e oratori? «Il Pd ha più volte proposto di lavorare in sinergia con gli altri Comuni. Il centro natatorio di via Icmesa, a Meda, potrebbe essere un’importante occasione per sviluppare in sinergia un servizio altrimenti difficilmente realizzabile. In un’ottica di razionalizzazione della spesa, dell’utilizzo del territorio pubblico e di realizzazione di servizi importanti e costosi, la direzione della collaborazione intercomunale è una via obbligata. Così si sarebbe dovuto fare ad esempio anche per la caserma dei Carabinieri, con la realizzazione di un unico comando tra Seveso e Meda: avrebbe anche in quel caso permesso di avere una presenza maggiore di militari sul territorio e un importante risparmio economico per le casse del Comune. E’ pertanto ora che si smetta di sperperare il denaro dei cittadini e occorre che i comuni lavorino insieme. Tale modalità  di lavoro, infatti, porta a un risparmio economico sostanziale».

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Vedano, «Bastano» otto milioni per mandare sotto terra la strada provinciale

Pubblicato da zorro su Agosto 24, 2009

Articolo pubblicato il 2 Agosto 2009 su Il Giorno

Vedano, «Bastano» otto milioni per mandare sotto terra la strada provinciale

articolo di FABIO LUONGO

— VEDANO —
POCO MENO di 4 pagine, con tanto di indicazioni delle fasi del cantiere e una stima dettagliata dei costi e delle differenze di impegno economico tra l’idea avanzata dai residenti e il progetto originario presentato da Pedemontana. La dimostrazione concreta che, se si volesse, il trasferimento della nuova provinciale Monza-Carate in galleria artificiale sotto l’attuale via Europa si potrebbe fare.

È un vero e proprio progetto alternativo per la nuova Sp6 quello elaborato dal Comitato PedeLontana – che riunisce gli abitanti della zona interessata dal tracciato sul confine tra Vedano e Lissone – con l’aiuto di un ingegnere, Luigi Pagliula, un professionista «che vanta – spiegano dal Comitato – una lunga esperienza di direzione lavori nelle società autostradali». La proposta alternativa prevederebbe la costruzione di una galleria sottostante via Europa, come «soluzione ottimale» per tutelare il territorio, la cui vivibilità verrebbe altrimenti «gravemente compromessa dalla realizzazione, in tale tratto, del progetto di Pedemontana». Sarebbe una galleria lunga 700 metri e larga 10 metri e mezzo, da costruire «col metodo detto “cut and cover” o “Milano” – si legge nel progetto -, utilizzato per la prima volta in occasione della realizzazione delle linee della metropolitana di Milano». Il tunnel partirebbe «poco prima della curva di innesto con via Europa e terminerebbe, una volta superata via Cattaneo, in corrispondenza della Cascina della Misericordia».

L’IPOTESI permetterebbe «la conservazione della viabilità e delle attività economiche ora esistenti – sottolineano dal Comitato -, e la salvaguardia del paesaggio». La soluzione della galleria dovrebbe costare circa 8 milioni e 290mila euro in più rispetto al progetto di Pedemontana, «e non 20 milioni come fatto circolare da qualcuno – attaccano dal Comitato -. Tali costi equivalgono approssimativamente alla realizzazione di 200 metri dell’autostrada Pedemontana». «Non abbiamo mai voluto essere uno dei tanti “comitati del no” che gridano per bloccare una o l’altra delle infrastrutture utili per la collettività – concludono dal Comitato -. Chiediamo solo alle autorità di considerare anche questa soluzione, che ci sembra la più rispettosa di tutti i fattori in gioco».

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