Voglio una città migliore

pensieri, domande e riflessioni di cittadini di Seveso e dintorni

Privato cittadino vince contro l’immobiliare riconducibile al Consigliere Tallarita

Pubblicato da zorro su febbraio 4, 2010

Articolo pubblicato sul settimanale informaZona di Saronno il 30 gennaio 2010

Privato cittadino vince contro l’immobiliare riconducibile al Consigliere Tallarita                        

Altro punto a favore di Bruno Longhi                                       

Tallarita Tar Seveso. Torniamo a parlare della querelle giudiziaria che vede da tempo contrapposti due privati cittadini (Bruno Longhi e la moglie Giuseppina Bianchi, difesi dall’avv. Andrea Vimercati), il Comune e una immobiliare (Jenny SRL,riconducibile alla moglie del Consigliere comunale Nicola Tallarita) per un presunto eccesso di volumetria contestato nell’erigenda palazzina tra Via Sauro e Via Europa (4 piani + mansarda),vicino alla nuova caserma dei Carabinieri. Il 14 gennaio 2009, il TAR – Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia- aveva accolto il primo ricorso presentato dalla famiglia Longhi ed ordinato al Comune di Seveso di provvedere,con atto espresso e motivato, nel termine di 30 giorni dalla comunicazione in via amministrativa, sull’istanza presentata il 18 agosto 2008 con cui veniva chiesto di assumere le misure idonee ad impedire la realizzazione dell’intervento edilizio di cui alla d.i.a. del 30/04/2008, in quanto la volumetria prevista è di gran lunga superiore a quella autorizzabile secondo la normativa vigente. Il 17 febbraio rispondeva il Responsabile comunale del Servizio Edilizia Privata che  ‘posto pertanto che, a seguito dell’ulteriore attività istruttoria svolta dallo scrivente ufficio in relazione alla DIA, oggetto di contestazione, si è verificata la piena conformità del titolo edilizio alle vigenti disposizioni di zona,oltre che a tutti gli ulteriori vincoli e parametri relativi all’edificazione (con particolare riguardo all’osservanza delle distanze dell’edificio in progetto dai confini, dalle strade,oltre che dagli adiacenti edifici), lo scrivente Ufficio ritiene, anche sulla base delle motivazioni precedentemente esposte, non sussistano i presupposti per l’assunzione di provvedimenti volti all’annullamento del titolo edilizio contestato’.  Veniva quindi proposto un secondo ricorso deducendo l’illegittimità dell’intervento edilizio, per le medesime motivazioni già esposte nelle diffide e nel primo ricorso. Con apposita ordinanza del marzo 2009 il TAR adito accoglieva l’istanza cautelare formulata in corso di causa dal difensore dei Longhi (tra l’altro confermata dal Consiglio di Stato che ha respinto l’appello cautelare della Jenny srl), a seguito della quale i lavori sono stati sospesi. In questi giorni, la seconda Sezione del TAR Lombardia, pronunciandosi definitivamente sul ricorso lo ha accolto, affermando l’illegittimità dell’intervento edilizio, proprio perché la volumetria prevista è eccessiva rispetto a quella effettivamente realizzabile. Per il momento quindi, in ottemperanza a tale sentenza la d.i.a. del 30/04/2008 è da ritenersi inefficace ed i relativi lavori non possono avere luogo (impregiudicato l’esito di un eventuale appello al Consiglio di Stato); a meno che l’Amministrazione comunale – in fase di approvazione del PGT – non voglia trovare soluzioni alternative e condivise con la controparte. In questo modo si risparmierebbe tempo e danaro…Restiamo a disposizione per eventuali precisazioni: abbiamo preso personalmente contatto con il Consigliere Tallarita ma in questo momento si trova all’estero. 
A.C.

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Il PD chiede le dimissioni dell’assessore Alari

Pubblicato da zorro su febbraio 3, 2010

Pubblicato sul settimanale informaZona del 23 gennaio 2010

Il PD chiede le dimissioni dell’assessore Alari                                                                   

Seveso. Il Consiglio Comunale dello scorso 12 e 13 gennaio ha dimostrato ancora una volta la grave assenza di politica nella maggioranza che governa Seveso.Ciò è accaduto, in questo anno e mezzo di Amministrazione Donati, ogni qual volta si siano affrontati argomenti di programma, cioè temi di impostazione generale sul futuro della città. In altre parole ogni qual volta si è tentato di fare politica. Sui temi principali di programma amministrativo, dal nuovo PGT al tema INTERRAMENTO a quello della gestione del BILANCIO e di ASPES alla gestione del problema scolastico, così come su situazioni più marginali – iniziative Tallarita, gestione spazi sul giornale comunale, progetto wireless – mancano all’interno della maggioranza  chiarezza e condivisione degli obiettivi.La motivazione  di tutto ciò, della mancanza di capacità di sintesi che caratterizza sin dall’inizio l’alleanza LEGA-PDL, è il fatto che questo accordo elettorale è frutto di un’alleanza calata dall’alto, imposta a persone che tra di loro non condividono progettualità, priorità programmatiche, metodo di governo; persone che in verità mal si sopportano e per nulla politicamente si stimano.Ne consegue un assoluto immobilismo e l’assoluta mancanza di apertura al confronto con la minoranza per non far trasparire in modo ancor più evidente i nervi scoperti della coalizione. (…) Uno dei tanti esempi è la questione del PIP Vignone, dove una delibera di giunta dell’ex Amministrazione Galbiati rischia di costare circa 230 mila euro alle casse comunali ma su cui la LEGA è costretta al silenzio per rispetto del patto elettorale; su tutte queste questioni concrete non esiste una vera ed unica posizione della maggioranza. Lo svincolo delle polizze fideiussorie da parte della giunta precedente in modo improprio e cioè senza relazione di collaudo dell’esecuzione di tutte le opere previste e con relazioni tecniche che affermavano l’incompletezza di tali lavori e l’attuale richiesta di contributo a Regione Lombardia per il 25% di un intervento di completamento di tali opere con il restante 75% che peserà sul bilancio del Comune, e quindi sulle tasche dei cittadini, sono atti incomprensibili ed inaccettabili.In particolare su questo tema giudichiamo inaccettabile l’atteggiamento dell’assessore Alari.Alari dopo aver votato in giunta durante lo scorso mandato come assessore ai Lavori pubblici  lo sblocco delle polizze, materia di urbanistica e quindi si presume delibera proposta dal collega competente, e quindi sbagliando allora – arrivando ad affermare pochi giorni fa in Consiglio Comunale che ci sia stato un errore, dopo il precedente errore – l’attuale assessore all’Urbanistica, non solo non ha cercato di rimediare ma, tra l’altro come assessore non competente in quanto la richiesta a Regione è per un progetto di competenza Lavori pubblici, ha proposto un progetto per  rimediare  alla mancata ultimazione dei lavori da parte dei privati sul PIP Vignone che costerà alla collettività  266 mila euro, tre quarti dei quali a carico del Comune di Seveso.Di fronte a questa assoluta inefficacia amministrativa, il Partito Democratico non può far altro che chiedere, e lo faremo attraverso una mozione di indirizzo da sottoporre al Consiglio Comunale, al Sindaco di revocare il mandato affidato all’assessore.(…)Di fronte alla totale assenza del Sindaco e della sua maggioranza, di fronte al “silenzio” della Lega, anche i “cittadini” però avrebbero il dovere civico di chiederne conto: sarebbe opportuno che si chiedessero cosa fa la maggioranza. Il comunicato integrale è su www.pdseveso.it

PD Seveso

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Taglio del nastro del tunnel di Castellanza con Formigoni

Pubblicato da zorro su febbraio 1, 2010

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2010 su La Repubblica

Corse soppresse per il record, scoppia il caso Malpensa Express

Taglio del nastro del tunnel di Castellanza con Formigoni: il convoglio è partito con cinque minuti di anticipo, ha viaggiato seguito da un treno gemello pronto a intervenire in caso di guasto e ha fatto cancellare le corse dei pendolari

Il Malpensa Express

Inaugurazione con polemiche del nuovo tunnel di Castellanza che consentirà da ora in poi di percorrere la distanza tra la stazione nord di Piazzale Cadorna e l’aeroporto di Malpensa in meno di mezzora. Esattamente ventinove minuti, dieci in meno del passato, che consente la possibilità di aumentare la frequenza a tre corse l’ora.

Sabato, pur di battere il record il Malpensa-Express, con autorità a bordo, tra cui il governatore, ne ha impiegati addirittura 24. Un vero record. «Ormai — spiega Formigoni — è come prendere un qualsiasi metrò». Un record, però, reso possibile da un “aiuto” non da poco. Ben 25 corse cancellate per lasciare che il treno con destinazione l’ex hub varesino sfrecciasse sui binari praticamente senza ostacoli. Lo ha denunciato il Coordinamento Interaziendale Rsu del gruppo Ferrovie Nord, che «ha espresso solidarietà a tutti i pendolari strapazzati da una inaugurazione in pompa magna».

Tra le venticinque corse soppresse, l’intera tratta Milano-Saronno, sei corse sia di andata che di ritorno del Malpensa Express (dalla 335 alla 347 e dalla 340 alla 350). Più altre quattro da Busto Arsizio a Malpensa in entrambe le direzioni e tre sul percorso Milano-Vanzaghello e viceversa. Per non correre rischi, le Ferrovie Nord ieri hanno anticipato di cinque minuti la partenza del treno inaugurale, che era seguito da un convoglio gemello pronto a intervenire in caso di guasti. «Le corse sono state soppresse per motivi di sicurezza — si difendono le Ferrovie Nord — nella notte una interruzione è stata necessaria per collegare i binari alla nuova galleria. I viaggiatori erano stati avvisati».

Ma i sindacati non ci stanno. E per smascherare quello che definiscono «un inganno» hanno reso noto che mercoledì 26 e giovedì 27, quanto tutti i treni erano in funzione, «nella tratta interessata la percentuale dei convogli giunti a destinazione con un ritardo fino a cinque minuti ha oscillato dal 57 all’82 per cento».

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Saviano: “I criminali se la caveranno, a pagare è chi aspetta giustizia”

Pubblicato da zorro su gennaio 21, 2010

Intervista a Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, pubblicata su La Repubblica.
I crimimali ringraziano PdL e Lega.

L’INTERVISTA. processo breve, parla lo scrittore di Gomorra
“Ma le 500mila firme al mio appello non sono state vane” 

Saviano: “I criminali se la caveranno
a pagare è chi aspetta giustizia” 

di CARMELO LOPAPA

ROMA – “Non si possono velocizzare i processi a discapito di chi sta attendendo giustizia. Adesso il messaggio è chiaro. Se in Italia qualcuno pensa di avere risposta dallo Stato, sa che spesso potrà non averla. E chi al contrario percorre strade trasversali alla legalità, quelle della criminalità organizzata e non solo, avrà la consapevolezza di potersela cavare. Che esistono le regole, ma che possono essere corrette”.
Roberto Saviano, che accadrà quando il processo breve diventerà legge col voto della Camera?
“Per capirlo bisogna ricorrere ad alcune immagini. Processo Spartacus, quello che nei giorni scorsi ha portato alla condanna all’ergastolo in Cassazione per 16 boss della vecchia guardia casalese: con questa legge il primo grado non sarebbe rientrato nei tempi. Sarebbe stato impossibile dimostrare che lo Stato persegue i reati, che è in grado, magari con lentezza, di condannare i colpevoli. Ancora, col processo breve giungeranno a prescrizione i maggiori processi in corso per incidenti sul lavoro. Processi che purtroppo necessitano di tempi lunghi per via delle perizie tecniche e a causa della lentezza della macchina giudiziaria. Per non parlare in ultimo della colpa medica. Tutte le persone che hanno subito interventi medici segnati da errori o terapie sbagliate vedranno cancellato il loro processo”.

I cittadini hanno diritto a tempi rapidi, è la tesi del governo.

“Ma perché i cittadini devono pagare due volte? Prima, attendendo tempi lunghissimi per il giudizio. Poi, durante il processo, vedendo cancellata la speranza di avere giustizia? Vero, bisogna velocizzare i processi. La lentezza della macchina giudiziaria italiana è scandalosa, ancor più per un paese che si definisce democratico. Prioritario e giusto velocizzarla. Ma rendendola più efficiente, mettendola in grado di funzionare. Non si può pensare di velocizzare a discapito di chi cerca giustizia“.

Obiezioni valide, se non si trattasse di una legge ad personam.
“Basterebbe poco per dimostrare che non si tratti di una norma che fa gli interessi di qualcuno. Dire: ecco, questa legge entrerà in vigore da domani, a partire dai nuovi processi, non ha valore retroattivo. Ma purtroppo così non è”.

Ritiene che tra i rischi vi sia quello della diffusione di un senso di impunità, una sorta di incentivo involontario alla criminalità organizzata?
“Il rischio c’è. La criminalità organizzata, e non solo, potrà pensare di cavarsela sempre. Che le regole ci sono ma modificabili”.

Il suo appello contro il processo breve, attraverso il nostro giornale e il sito, ha raccolto 500 mila firme. È stato tutto vano?
“Non è stato vano. Quelle centinaia di migliaia di persone sono lì a ricordare che quella non è una legge condivisa, che non va nella direzione della democrazia. Su questo, concordano molti elettori del centrodestra. Mi chiedo con che faccia, da domani, i rappresentanti del governo potranno guardare negli occhi chi chiede giustizia e non potrà più averne”.

Ormai la legge è in dirittura d’arrivo. In cosa spera?
“Spero ci sia ancora un margine perché rinsavisca chi crede ancora nello Stato. Se poi la legge sul processo breve verrà approvata anche dalla Camera, allora spero che venga rimandata in Parlamento”.

Da domani, lei inizierà un seminario alla Normale di Pisa. Sarà uno dei più giovani docenti.
“Il direttore della Normale, Salvatore Settis, mi ha offerto la possibilità di tenere un seminario e la cosa mi gratifica e mi entusiasma. Terrò un seminario su “metodo e analisi criminale”, applicata sia al genere letterario che ai metodi investigativi”.

Saviano in cattedra, per dire cosa?
“Nella prima lezione, cercherò di dimostrare come l’immigrazione nel Sud Italia stia diventando uno strumento di lotta alla mafia. Come, a partire dagli anni ‘70, le grandi città meridionali si siano svuotate a causa dell’emigrazione e africani e immigrati abbiano coperto quei vuoti. Ma non riproducendo più il sistema criminale preesistente, anzi cercando di scardinarlo. Il caso Rosarno lo dimostra”.

E il suo obiettivo, al di là del messaggio?
“Fornire informazioni alle nuove generazioni. Sarà come servire ai ragazzi dei picconi, delle torce sui caschi. Spero così di costruire un metodo attraverso il quale aiutare a guardare con occhi diversi la realtà”.

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Una storia italiana – Telefonia e internet per il comune di Seveso

Pubblicato da zorro su gennaio 19, 2010

Articolo pubblicato su Infonodo il (qui) 19 Gennaio 2010

Mazzucco

Assessore Marco Mazzucco

 Una storia italiana – Telefonia e internet per il comune di Seveso

Martedì 12 gennaio è approdata in consiglio la vicenda del contratto per servizi telefonici e connettività internet stipulato tra il comune di Seveso e Fonia Nazionale.
Ne avevamo parlato anche noi su questo sito in un precedente articolo (http://www.infonodo.org/node/23138).
La questione è stata discussa grazie ad una informata e appassionata interpellanza di Andrea Formenti, consigliere del Pd, a cui ha risposto in modo lacunoso e imbarazzato il sindaco Massimo Donati invece dell’assessore al bilancio Marco Mazzucco.
Marco Mazzucco che ha gestito direttamente la questione fin dalla stipula dei contratti: il primo del luglio 2007, quando Fonia Nazionale è subentrata ad una Elitel “morente”, il secondo quando il comune di Seveso ha accettato la proposta di ampliamento dei servizi di Fonia Nazionale.
Questo secondo contratto viene accolto con delibera di Giunta del 03/04/08 a dieci giorni esatti dalle elezioni del 13 aprile quando alla giunta Galbiati subentrerà quella guidata da Donati. In entrambe Mazzucco è assessore al Bilancio.

Le questioni sollevate dal Formenti sono numerose, le andiamo qui a riassumere.

- Perché un servizio così importante è stato affidato ad una società di recente costituzione?
Fonia Nazionale nasce, infatti, nel giugno 2007 e il primo contratto con il comune viene firmato il 18 luglio 2007.

- Considerata la vicinanza politica dei soci di Fonia Nazionale con l’assessore Mazzucco (Pdl area An), quanto questo fatto ha
pesato sulla decisione di affidare il servizio a Fonia Nazionale?
Fonia Nazionale è infatti costituita da una cordata di soci in cui compaiono: il fratello dell’assessore di Seregno Gianfranco
Ciafrone (Pdl area An), il fratello dell’assessore di Seregno Nicola Viganò (Pdl area An), la sorella dell’assessore di Seregno Carlo
Novara (Pdl), l’assessore di Seregno Marco Cajani (lista Amare Seregno) , la compagna del consigliere comunale di Amare
Seregno Roberto Pozzoli, l’ex presidente della municipalizzata di Desio Amsp Trading Giovanni Costanza
.

- Perché della valutazione dell’offerta si è incaricata la ragioneria, quindi il Mazzuco, invece del CED (Centro Elaborazioni Dati) come
era più naturale?

- Lo stesso CED interpellato sulla questione in una relazione fortemente critica, datata dicembre 2009, di fatto boccia il progetto
proposto da Fonia Nazionale. La bocciatura avviene per vari motivi: la sicurezza, la larghezza di banda effettivamente fornita, i
costi e le clausole “capestro” tutte sfavorevoli al comune.

- Perché l’istallazione delle padelle (antenne per il wi-fi) sulla torre del palazzo comunale è stata fatta senza avvertire la
Soprintendenza?
Il Palazzo comunale di Seveso è infatti, in quanto edificio storico, sotto la tutela della Soprintendenza per i Beni Architettonici.

La riposta del sindaco a queste domande è stata, come abbiamo già detto, alquanto approssimativa e incompleta se non proprio nulla. Mentre nessuna risposta è arrivata dal Mazzucco che si è fatto notare in consiglio per la sua assenza.

La nostra redazione si è messa in contatto con Fonia Nazionale e ha parlato con il presidente Fabio Ciafrone e con il responsabile tecnico del progetto dott. Tortini. I due stanno preparando una risposta scritta alla relazione del CED i cui contenuti, quando Fonia Nazionale ce li fornirà, pubblicheremo sul nostro sito.
In via preliminare, comunque, la società difende la bontà del progetto che aumenterebbe fortemente la connettività del sistema del comune verso l’esterno; viene citata a esempio la maggiore banda a disposizione delle scuole per fini didattici. Sui maggiori costi, intorno al 40%, Tortini fa notare che parte di questi verranno recuperati dalla razionalizzazione e bonifica di utenze Telecom che il comune di Seveso continuava a pagare senza utilizzare. Altra parte di questi costi verranno recuperati grazie al fatto che, con il “sistema” di Fonia Nazionale, le telefonate che adesso viaggiano sulla normale linea telefonica tra alcuni uffici comunali – e quindi con un costo – verranno effettuate tramite voip a costo zero.
L’aumento della spesa si ridurrebbe, quindi, ad un +20/30% a fronte di un migliore servizio e di una maggiore larghezza di banda.

“L’installazione delle padelle sul palazzo del comune – ci ha detto Tortini- è stata fatta con il pieno consenso degli uffici comunali. Lei pensa che noi avremmo potuto installare le antenne senza il loro permesso? Ed è evidente che erano loro che dovevano eventualmente avvertire la Soprintendenza e risolvere il problema”.

In effetti che il comune non sappia che il proprio municipio è un edificio storico protetto dai Beni Architettonici è abbastanza incredibile.

La società si è resa inoltre disponibile a installare a proprie spese un’antenna per l’ombrello wi-fi presso il campo di calcio di via Redipuglia, qualora l’installazione sulla torre del comune fosse impossibile. E’, invece, a carico del comune il costo della posa della fibra ottica per allacciare l’antenna con la rete.
Il Tortini riconferma la disponibilità della società a venire incontro alle esigenze e alle problematiche esposte dal CED e aggiunge:
“A ottobre eravamo pronti al completamento dei lavori, ma senza apparenti motivazioni il CED si è reso indisponibile e ha bloccato tutto. Adesso risulta incredibile che lo stesso CED dica che il lavoro non è stato completato come da progetto originario”.
Da parte sua Ciafrone ha sottolineato come il rapporto con il comune di Seveso non nasca nel luglio 2007 ma precedentemente tramite Puntobiz, che commercializzava i servizi di Elitel ed aveva come cliente proprio il comune di Seveso.
All’entrata in crisi di Elitel, i Ciafrone che erano proprietari di Puntobiz decidono di fare il salto e occuparsi anche della parte tecnica. Per questo fondano Fonia Nazionale.
Quando Elitel ai primi di luglio 2007 interrompe il servizio, Fonia Nazionale la sostituisce a Seveso “in una specie di continuità naturale”.
Per quanto riguarda la scelta dei soci, quasi tutti come abbiamo visto politici o parenti di politici di Seregno, Ciafrone la spiega come il frutto di normali relazioni di amicizia e di frequentazione.
“Sono un po’ stanco, – ha aggiunto- abbiamo fatto dei lavori e dobbiamo pagare i fornitori per il materiale utilizzato. Mi dicano chiaramente cosa vogliono fare, se intendono liquidarmi o proseguire. Se persiste questa situazione sto pensando seriamente di perseguire la via legale: lei cosa farebbe al mio posto? E’ stato il nostro primo progetto- ha continuato – doveva essere un modello e una pubblicità per progetti futuri, sta diventando un disastro economico per la nostra società”.

Restano sul terreno, ma non poteva essere Fonia Nazionale a darne risposta, altre questioni.
Perché l’esclusione del CED dalla valutazione del progetto (valutazione che invece giunge a quasi un anno e mezzo dalla firma del contratto)?
Perché il preventivo presentato da Fonia Nazionale è stato confrontato con un solo altro preventivo, quello di Telecom?
Tutte domande a cui dovrebbe dare risposta Mazzucco, insieme alle sue dimissione per come ha gestito la cosa prima e per come la gestisce ora.
Il solo sospetto che Fonia Nazionale sia stata “favorita” per la sua composizione societaria politicamente “amica” sarebbe ragione sufficiente perché Mazzucco rassegnasse le dimissioni.

Guardandola con distacco, la vicenda ci sembra una storia molto italiana in cui le competenze tecniche, e non dubitiamo che in Fonia Nazionale ci siano, non hanno il coraggio di camminare sulle loro gambe e pensano o sentono di aver bisogno di padrini politici.
In questo caso addirittura mezza giunta di Seregno.
Come quando si diceva che senza la tessera in tasca del partito non potevi lavorare con le amministrazione pubbliche.
Quando, tanti anni fa, c’era ancora la Prima Repubblica.
Quindi una vecchia storia italiana. Vecchia, ma allo stesso tempo innovativa, nel segno della continuità e del cambiamento: prima la politica che sostiene l’azienda, poi l’azienda che scende in campo e fa politica, ora infine la politica che direttamente si fa azienda.
Non poteva che finire così.

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Interramento: “Sfumata l’occasione di imprimere un’accelerazione collegandosi ai lavori previsti per l’Expo”

Pubblicato da zorro su gennaio 14, 2010

Articolo apparso pochi giorni fa su Il Sole 24 Ore.

L’articolo inizia dando come dato di fatto che per l’interramento è “Sfumata l’occasione di imprimere un’accelerazione collegandosi ai lavori previsti per l’Expo” (cavallo di battaglia di Donati&C. durante la campagna elettorale 2008, qui).

Citando il titolo di uno dei nostri ultimi articoli: anche questa opportunità è svanita, ci rimane la “supposta”.

sole

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Supposte Opportunità e la chiusura della stazione di Seveso

Pubblicato da zorro su gennaio 8, 2010

Negli anni tra il 2003 e il 2007 molti comuni (amministratori e cittadini) hanno visto come opportunità il progetto Pedemontana sul tratto B2 per il fatto che veniva venduto come l’interramento della Milano-Meda: “l’orrendo muro che divideva le nostre città”. Interrare la superstrada voleva dire liberare il territorio occupato da essa a favore di verde, piste ciclabili e nuove strade locali; voleva dire “migliorare” il contesto architettonico e paesaggistico di chi abitava lungo la superstrada: una vera opportunità. Questo ha fatto si che il progetto trovasse meno ostacoli e maggior consenso; questa era la contropartita all’inevitabile aumento di traffico e smog (da 40 mila auto al giorno a 100 mila).  Ovviamente il finale è ben conosciuto. Una volta approvata e accettata dai comuni (ricordiamo il famoso “A noi Pedemontana conviene” del sindaco Galbiati) Pedemontana è stata portata in superficie. Pedemontana con il suo traffico e smog è rimasta, l’opportunità di Pedemontana interrata con verde e piste ciclabili è sparita.

Per far passare Pedemontana in superficie è stato detto che i risparmi sarebbero andati all’interramento delle Ferrovie. Hanno mandato Della Frera a dirlo in campagna elettorale (qui). Gli attuali amministratori (Lega e Pdl con il sindaco Donati) l’hanno pubblicizzata come un’opportunità per la causa Interramento. Accettata la cosa con tanto di mozione in consiglio comunale, ignorando il dissenso dei cittadini, si viene a scoprire nel tempo che solo “una parte dei soldi potrà essere utilizzata” e che questa parte consiste in pochi milioni di euro. La cosa risulta evidente agli stessi amministratori (quelli che esultavano all’opportunità) tant’è che arrivano a paventare di trovare nuovi fondi, quelli  mancanti, tramite nuove e ingenti speculazioni edilizie per ottenere cosi  nuove consistenti entrate per oneri di urbanizzazione (via Ortles, Area Schwarzenbach, …). Resta di fatto che Pedemontana in superficie è rimasta, l’opportunità di avere i soldi per pagarsi l’interramento no.

Una volta in superficie si chiede ai comuni di accettare l’eliminazione della strada di arroccamento (unico percorso gratuito rimasto per il traffico locale dopo che la ex Milano-Meda sarebbe diventata a pagamento). Per convincere amministratori e cittadini ad accettare la cosa si promette come controparte Pedemontana gratuita per i residenti.  Accettata (anche qui con mozioni consiliari) e vidimata l’eliminazione della strada di arroccamento, Pedemontana ritorna a pagamento per tutti (qui). La strada di arroccamento non c’è più, la possibilità di utilizzare Milano-Meda gratuitamente sparita.

Esempi analoghi li troviamo però anche su altri temi.

Nel 2007 ero lo stesso sindaco Galbiati che pubblicizzava l’apertura di un nuovo supermercato e una nuova “profumeria”: «da oggi vi sarà un servizio in più per la cittadinanza di Seveso, … anche prevista UN’AMPIA dotazione di verde… maggiori opportunità per i consumatori, i residenti di San Pietro avranno la possibilità di avere un servizio migliore…il supermercato avrà prezzi competitivi che dovrebbero attirare anche clienti da tutta Seveso» (qui).
La “profumeria”  si è poi rivelata essere un secondo supermercato, un punto vendita della catena Acqua & Sapone; l’ampia dotazione di verde non si è mai vista e la zona, già critica dal punto di vista del traffico, è diventata ancora più problematica  (qui).  In compenso, il dirigente di AN proprietario del supermercato, ringrazia per i permessi avuti.

Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano come sia ormai diventata tecnica diffusa vendere come “opportunità” interventi che arrivano dall’alto e che spesso  divergono con le esigenze e gli interessi dei cittadini; “opportunità” che quasi mai mantengono le promesse (compensazioni, soldi, interramenti, convenienza, …) fatte dai proponenti, ossia chi ci amministra.

Nei corsi di “Project Management” o “People Management” (Gestione del personale) insegnano che quando bisogna comunicare o far accettare ad un persona qualcosa che lo tocca negativamente da vicino, bisogna introdurre e concludere (impacchettare) la comunicazione con qualcosa di positivo, qualcosa che gratifichi la persona (almeno nell’immediato), affinché il contenuto reale del messaggio venga nel breve addolcito e col tempo lenito e assimilato fino a diventare “scontato”, “assodato”, quasi “naturale”. Questo tecnica viene chiamata “del panino”. L’immagine del panino è presa dal trucco che viene usato per far prendere medicine (o veleni) ai cani. Il cane si rifiuta di prendere le medicine in quanto, nel riconoscerne l’odore sgradevole, il suo istinto gli dice di non assimilarle. Allora per fargli ingerire tali sostanze, queste vengono inserite all’interno di un panino; trovandolo di suo gradimento il cane si mangia il panino e con esso le sostanze che il suo istinto gli consigliava di non accettare. Una variante più tristemente conosciuta di questa tecnica fa uso di “polpette”.

E’ la tecnica della “suposta indurada” raccontata egregiamente  in “SEVES SFORTUNADA” (qui).

Ecco, cosi ci sembra la nuova ”opportunità” pubblicizzata dalla nostra amministrazione: chiudere la stazione FNM di Seveso per avere in cambio, per l’ennesima volta, l’interramento della Ferrovia (qui)

Era Aprile quando l’amministrazione festeggiava (incomprensibilmente visto poi il contenuto) lo studio di fattibilità dell’interramento consegnato dall’assessore regionale Cattaneo (qui);  dopo soli 6 mesi, ferie comprese, si propone di azzerare tutto e inserire l’interramento nella nuova opportunità: il nuovo snodo ferroviario di Meda che comprende l’elimiazione delle stazione di Seveso.
 
Non è credibile, visti i tempi, che l’idea arrivi da Seveso o, malgrado quanto viene detto, da Meda. A chi conviene eliminare una stazione? A Regione e a Ferrovie Nord che diminuiscono i costi di gestione riducendo i tempi di percorrenza (i costanti ritardi sono un costo per FNM). Conviene ai “grossi” privati che nella nuova area  trovano notevoli opportunità di speculazione edilizia e sfruttamento commerciale. Non certo agli abitanti che, trovandosi una stazione in meno, dovranno spostarsi inevitabilmente di più.

 Seveso, ancora una volta, subisce queste idee e queste “opportunità”; e cosa ancora più incredibile le cavalca contro i propri interessi.

Ricorda tanto la proposta arrivata “provvidenzialmente” da Della Frera per Pedemontana in superficie. Cosa c’entrava Pedemontana con l’interramento della ferrovia? Cosa c’entra ora l’interramento con l’eliminazione della stazione? E se, come avvenuto con Pedemontana in superficie, una volta rinunciato alla stazione (come tutte le altre volte, per uno dei “soliti buoni e ragionevoli” motivi) l’opportunità interramento sparisse? Cosa rimarrà a Seveso?

Martedi sera (12 Gennaio) nel consiglio comunale di Seveso si discuterà la mozione del PdL e della Lega a sostegno di questa “opportunità”. Nel dare mandato al sindaco di perseguire l’accordo di programma l’unica cosa certa sarà la chiusura della stazione di Seveso, non certo l’interramento.

E’ questo la volontà dei cittadini? E’ questo il programma per cui le persone che ci amministrano sono state elette?

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Il fallimento pilotato dei comuni italiani

Pubblicato da zorro su dicembre 29, 2009

 Articolo pubblicato sul numero di Dicembre 2009 di  Altraeconomia

Il fallimento pilotato dei comuni italiani

Gli enti locali non possono più permettersi i servizi pubblici, a causa di minori trasferimenti dallo Stato, del taglio dell’Ici e delle regole di Bruxelles

“Ho fatto cambiare il cartello affisso fuori dal mio ufficio: non più sindaco, ma curatore fallimentare”. Giorgio Dal Negro è sindaco di Negrar, una cittadina da 17mila abitanti in provincia di Verona. Dal Negro è anche presidente dell’associazione dei Comuni veneti (Anci Veneto). “Pensavo di poter amministrare bene, e invece sono nella situazione di veder fallire le mie aziende, senza poter far nulla”. Le parole del sindaco di Negrar potrebbero essere messe in bocca alla maggior parte degli oltre 8mila sindaci italiani, di destra o sinistra che siano. Perché i Comuni italiani soffrono: non hanno soldi, o non possono spenderne. Cadono sotto i colpi di una politica nazionale demagogica che elimina i tributi locali ma non ne compensa la perdita, di un progressivo accentramento delle decisioni (mascherato di falso federalismo) e di regole europee miopi e controproducenti.
Ma se i Comuni falliscono, il problema è di tutti. Nei servizi, innanzi tutto. Niente soldi, niente asili nido, servizi alla persona, agli anziani, trasporti pubblici, raccolta dei rifiuti, sostegno alle famiglie, vigili urbani. Basta farsi un giro nella propria città, e fare due conti a casa, per rendersi conto di quanto i Comuni si siano impoveriti negli ultimi anni. I problemi sono anche per i conti dello Stato: secondo l’Istat, il comparto degli enti locali ha contribuito al miglioramento dei conti pubblici correggendo il proprio saldo, che tra il 2004 e il 2008 è migliorato di 2,5 miliardi di euro. Non solo: il 60% della spesa per investimenti del Paese è sostenuta dai Comuni. Eppure il grido di dolore dei sindaci è più forte che mai. E nessuno sembra ascoltarlo.
Le “spettanze”. Per sapere quanto lo Stato versa alle amministrazioni comunali basta fare un salto sul sito del ministero dell’Interno. Qui, alla voce “finanza locale”, si può consultare il database delle “spettanze” dei Comuni italiani. Si tratta di quanti soldi lo Stato deve a ciascuno comune. Andate su finanzalocale.interno.it e cercate il vostro Comune. I dati arrivano fino al 2009, e si possono controllare le cifre negli anni precedenti. Provate a farlo, confrontando le cifre 2009 col 2008, e troverete una sfilza di segni meno. Milano, meno 40 milioni. Torino, meno 30 milioni. Roma, meno 90 milioni. I trasferimenti dallo Stato ai Comuni si riducono anno dopo anno. Queste cifre però non danno un quadro preciso della realtà. Molti adempimenti non sono ascritti e, soprattutto, molte cifre sono, appunto, “spettanze”: somme che spettano ai Comuni, ma non è detto che vengano erogate, né con precisione quando.
Il caso più clamoroso è quello dell’imposta comunale sugli immobili, l’Ici, cancellata per le “prime case” con un colpo elettorale dal governo in carica. Dopo aver abolito questo tributo, l’esecutivo aveva promesso ai Comuni trasferimenti per cifre analoghe per compensare della perdita. Ma mentre il mancato gettito 2008 ammonta a circa 3,4 miliardi di euro, il governo ha stanziato 2,8 miliardi. 600 milioni in meno per il 2008: diventeranno 796 milioni nel 2009 e nel 2010.
Milano ha perso 36 milioni di euro di Ici, Roma 33 milioni. L’imposta sulla prima casa è fondamentale per tutti i Comuni con alta densità abitativa: non a Capri o Cortina, dove ci sono solo seconde case. Ma non è solo un problema di soldi: l’Ici era di fatto l’unico tributo locale. Con la sua abolizione, il controllo delle casse comunali è passato tutto al governo centrale. Alla faccia del federalismo fiscale tanto declamato, che al momento rimane un progetto sulla carta.
Secondo la Corte dei Conti, che stima in un 12% la riduzione delle entrate correnti dei Comuni per il 2008, con l’abolizione dell’Ici sulla prima casa si è realizzata una sorta di rivoluzione copernicana, secondo la quale i trasferimento dallo Stato ora costituiscono la voce maggiore (il 40%) del budget a disposizione delle amministrazioni comunali. Fino a un anno fa non era così.
La beffa è del patto. Il controllo centrale dei conti locali passa anche dall’Europa. Il cosiddetto “patto di stabilità interno” è l’incubo dei sindaci. Arriva direttamente da Maastricht, e dice che il debito degli enti locali va rigidamente controllato. Il risultato però è un danno: secondo l’Associazione nazionale dei comuni italiani (www.anci.it), oggi gli enti locali hanno nelle proprie casse 3,2 miliardi di euro, che però in virtù del patto non possono spendere. Soldi che potrebbero essere utilizzati per realizzare opere di manutenzione e aiutare le economie locali, il cui utilizzo viene però limitato ancora una volta a livello centrale. Non solo: secondo il patto i Comuni dovranno ridurre nel triennio 2009-2011 la spesa totale del 18%, ovvero di 9 miliardi di euro. “Siamo in una situazione paradossale -spiega il sindaco di Casalmaggiore (Cr), Claudio Silla-: molti Comuni hanno risorse disponibili ma non possono spenderle.
I vincoli stritolanti del patto paralizzano l’economia e bloccano i pagamenti dei fornitori di molte amministrazioni locali”. “Non ce la facciamo più -rincara Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia-. Quest’anno la percentuale dei Comuni che non rispetterà il patto di stabilità  passerà dal 3 al 40%”.
I servizi sul mercato. A dare respiro ai bilanci comunali in tutti questi anni avevano contribuito anche le municipalizzate, ormai ex, coi loro bilanci in utile. Oggi la situazione è molto cambiata, e i conti non sono più così rosei. Eppure le “aziende del sindaco” servono ancora: a Milano (che ha rimandato la chiusura del bilancio a febbraio 2010 e optato per l’esercizio provvisorio, in attesa di colmare un buco da 160 milioni di euro) l’assessorato al Bilancio ha attinto dalle casse dell’aziende dei trasporti pubblici, l’Atm, che ha girato all’azionista di riferimento (il Comune, che ha il 100% della proprietà) un maxidividendo straordinario.
È vero che in quest’anno di crisi le utility controllate dagli enti locali non hanno aiutato i loro proprietari, ma la torta è ghiotta, e anche per questo fa gola ai privati. Il recente decreto “Ronchi”, che obbliga a lasciare i servizi locali in mano ai privati entro il 2015, è un regalo a questi ultimi e l’ennesimo scippo ai comuni.
E la chiamano “liberalizzazione”.
La tentazione dei derivati, e una montagna di debiti. Dopo la sbornia di qualche anno fa, nessuno di fida più dei prodotti finanziari ad alto rischio. I derivati avevano promesso -complice l’incompetenza di molti funzionari- di sollevare le casse di molti enti locali facendoli giocare in Borsa. Soldi facili e subito. Il risultato è un debito difficile da scrollarsi di dosso, nonostante gli interventi normativi. Oggi sono ancora 629 gli enti locali titolare di contratti derivati: 570 sono Comuni (45 sono capoluoghi). Il totale è di 35 miliardi di euro di debiti, metà dei quali è delle Regioni. Solo nell’ultimo anno e mezzo, 90 Comuni hanno definitivamente detto addio alla tentazione dei derivati. Ma il danno è stato fatto: per 40 Comuni sono in corso indagini della magistratura per un valore di 9 miliardi di euro di debito. Milano da sola ha in ballo un prestito da 1,6 miliardi, contratto nel 2005, con relativa causa in corso contro gli istituti Deutsche Bank, Depfa, Ubs
(vedi Ae 103). La Regione Toscana ha in portafogli derivati per 1,7 miliardi di euro.
Secondo la Banca d’Italia, alla fine del 2008 il debito totale delle amministrazioni locali (non solo derivati) ammontava a 106,6 miliardi di euro, il 44,6% a carico dei Comuni (vedi tabella a fianco).
Non resta che cementificare. “La vera rivoluzione è avvenuta quando gli oneri di urbanizzazione sono potuti entrare nella spesa corrente” ci dice Salvatore Amura, assessore al Bilancio del comune di Canegrate (Mi). Amura è anche vicepresidente dell’associazione “Rete nuovo municipio” (www.nuovomunicipio.org). È il primo governo Berlusconi che permette ai Comuni di utilizzare i soldi derivanti dalla cementificazione del territorio per finanziare i propri servizi.
“E così i Comuni si sono messi a far costruire sempre più case. Solo che gli oneri arrivano una tantum, ma nel frattempo i costi dei nuovi cittadini te li porti avanti sempre. Come fai a pagare? Continui a costruire. È una specie di droga: distruggi il territorio e non hai più i soldi per gestire le conseguenze della distruzione. Né per pagare gli altri servizi: la quota dei costi coperta dai cittadini (oggi al 35-40%) è destinata a salire. Inevitabilmente. E con essa, il numero di cittadini che non riuscirà a pagare”. “I Comuni e gli enti locali sono strozzati dal taglio dell’Ici e dal patto di stabilità. Ma in pericolo non ci sono solo bilanci: dai Comuni passa la coesione sociale” ci spiega Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni, l’ex “Stalingrado d’Italia” alle porte di Milano, che oggi coi suoi 83mila abitanti è la quarta città lombarda. “Diminuiscono le risorse, mentre aumenta la richiesta sociale: imprese, lavoratori, famiglie in crisi. Da noi è drammatica la situazione dei minori. Negli ultimi due anni la spesa comunale destinata ai bambini affidati dal tribunale al Comune è passata da 300mila euro a quasi 2 milioni di euro. Sono bambini abbandonati, vittime di violenza o della conflittualità dei genitori che si separano. Nessuno può dirci che questa è una spesa contenibile”.

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«TRE PICCOLE stazioni destinate a scomparire», Seveso una di queste

Pubblicato da zorro su dicembre 21, 2009

Secondo la regione, articolo sotto,  il progetto “ambizioso” dello snodo ferroviario Seveso-Meda (con chiusura delle rispettive attuali stazioni e interramento della ferrovia a Seveso) costa circa 100 milioni.  E’ la stessa regione che per il solo interramento a Seveso ha previsto 93 Milioni di spesa. Ossia: fare il solo snodo per queste persone costa solo  7 Milioni di euro. 

Dov’è la verita?

Nello stesso articolo  emerge che Pedemontana metterà a disposizione 60 Milioni per i 5 comuni della B2. Per Seveso nella migliore delle ipotesi ne arriveranno 12 Milioni quindi. Questi 12 Milioni sono per:

  • compensazioni ambientali per la Pedemontana
  • per avere rinunicato a Pedemontana Interrata a favore di quella in superficie (, )
  • per avere rinunciato alla Milano-Meda senza pedaggio per i residenti (qui, qui

Di questi solo in parte potranno finanziare l’interramento (pari a 93 Milioni sempre secondo FNM, Regione e Lega e PdL di Seveso).

E dire che Donati, Bellotti e Galli gioivano e ringraziavano  Cattaneo e  Castelli  (“Seveso, l’interramento delle Nord
sarà finanziato da Pedemontana” qui su il Cittadino) dopo aver accettato Pedemontana in superficie proprio per i risparmi che avrebbe messo a disposizione a Seveso:  Galli dichiarava: «Ringrazio l’assessore Cattaneo per aver esplicitato nella delibera la destinazione di parte dei risparmi generati dalla modifica di Pedemontana verso l’abbassamento della linea del ferro del tratto sevesino delle Fnm»

Articolo pubbliucato il 18 Dicembre 2009 su  Il Giorno

Approda in Regione il progetto di accorpamento stazioni di Meda, Seveso e Camnago

articolo di MONICA GUZZI

Una megastazione al posto di tre

TRE PICCOLE stazioni destinate a scomparire, per essere sostituite da un unico grande scalo ferroviario, in grado di accogliere i binari delle Ferrovie dello Stato e delle Nord nonché un vicino centro di interscambio modale ferro-gomma da 5.000 posti auto.

È IL PROGETTO ambizioso presentato lunedì in Regione dal Comune di Meda.
Il costo preciso non è ancora stato calcolato nel dettaglio, ma si tratta di un’opera del valore complessivo di almeno 100 milioni di euro che ha già raccolto l’interesse della Provincia di Monza e Brianza.

L’IDEA di base punta ad accorpare le stazioni di Camnago, Seveso e Meda, grazie alla realizzazione a Meda di un centro di interscambio modale in prossimità di un’area industriale dismessa. «Il piano è stato presentato prima alla Regione, poi, mercoledì, a Meda e ora ai cinque Comuni interessati alla tratta B2 della Pedemontana», spiega l’assessore provinciale alla Viabilità e ai Trasporti Franco Giordano, che ieri ha voluto incontrare i cinque Comuni allo scopo di verificare con loro la possibilità di partecipare al finanziamento dell’opera con una parte delle risorse (si tratta di 60 milioni di euro in totale) che Pedemontana intende mettere a disposizione del territorio per le opere a cosiddetta compensazione ambientale.

UN’ALTRA PARTE delle risorse, aggiunge l’assessore, potrebbe invece essere recuperata attraverso il Piano integrato che il Comune di Meda intende realizzare con i privati.
Una fetta dell’operazione verrebbe infine sostenuta attraverso la copertura economica del Pirellone. L’assessore è molto interessato al progetto. «L’intervento ha tre obiettivi – dice Giordano -. La razionalizzazione del servizio ferroviario, la riqualificazione di un’area dismessa e la creazione di una migliore e maggiore offerta di servizio per tutti gli utenti della zona».
«Il servizio – continua l’assessore provinciale alla Viabilità e Trasporti – sarebbe riqualificato grazie alla realizzazione di una stazione unica in grado di accogliere le due linee ferroviarie: la Milano-Asso, gestita dalle Ferrovie Nord, e la Milano-Chiasso, di competenza delle Ferrovie dello Stato. Inoltre verrebbe riqualificata l’intera zona. Il Piano generale del territorio del Comune di Meda già prevede una destinazione di questo tipo».

INFINE, sottolinea l’assessore Giordano, che intende portare avanti l’operazione, il progetto è strategico anche alla luce della nascita della nuova Provincia, destinata a favorire i collegamenti all’interno dell’area (scarsa di infrastrutture per la mobilità trasversale) e verso il neonato capoluogo. «Un intervento di questo tipo permetterebbe a quest’area di avere finalmente collegamenti diretti non più solo con Milano, ma anche con Monza».

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Finanziaria 2010 e Seveso‏

Pubblicato da zorro su dicembre 17, 2009

Riceviamo e pubblichiamo

La finanziaria prevede la soppressione di direttori generali e difensori civici. La nostra città, con poco più di 20.000 abitanti, non si accontenta di un segretario-direttore (non sarebbe bastato?), ha addirittura un segretario più un direttore! Ma può permettersi due super stipendi? La Corte dei Conti che ne direbbe? Che requisiti hanno questi signori? E poi, Seveso naviga in buone acque? Rispetterà il patto di stabilità quest’anno?

Alessio

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